La terza osservazione fenomenica è la mutevolezza
Non pare mutare proprio tutto, però: a essere precisi, gli astri sembrano viaggiare imperturbabili. Per questo Aristotele ritiene che le sfere celesti sono di etere incorruttibile. Ma se compariamo gli spettri ottenuti da un radiotelescopio (o assumiamo ab auctoritate le conferme della comunità scientifica
) appuriamo che anche le stelle sono in trasformazione. (Particelle composte quali i protoni, invece, potrebbero avere vita eterna, ma questa ipotesi non è ancora verificata)
Perciò, per quel che ne sappiamo ora, il nostro universo è mutevole.
Il punto di partenza
A cui siamo giunti è quindi che: qualcosa esiste, che si manifesta in fenomeni molteplici e mutevoli.
Qualunque sistema filosofico, ipotesi scientifica o visione religiosa della realtà, ha il compito di spiegare questa esperienza fondamentale. Ragionare a partire da questa esperienza significa scegliere il realismo filosofico
, che conferma il comune buon senso.
Pantha rei? Non è detto!
Eraclito sosteneva che "tutto scorre". Il Siracide proclama l'omnia vanitas: tutto è vano.* Può darsi, ma noi siamo bravi ragazzi, quindi ci occupiamo soltanto di ciò di cui possiamo parlare - l'universo osservabile
- senza sbilanciarci riguardo all'intera realtà.
* Il Pantha rei riguarda la realtà; l’omnia vanitas si concentra sulla nostra vita; e conclude che, poiché non c'è nulla di perenne, qualunque sia il bene che conquistiamo è destinato a finire, perciò qualunque nostra speranza di una felicità perenne risulta vana. Eraclito, invece, pur constatando che tutto muta, non termina approdando al pessimismo.
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