La conoscenza del mondo e la memoria
Nel mito di Er
, Platone favoleggia che conoscere è un ricordare ciò che vedemmo con l'anima prima della discesa nel corpo. In effetti soltanto l'esperienza del mondo ci permette di conoscerlo, o meglio di riconoscerlo: l'intera rappresentazione della realtà viene permessa da un confronto continuo con il serbatoio di ricordi che abbiamo di essa. Questo serbatoio è un reticolato sinaptico nell’ippocampo, che è l'unica parte del cervello a creare nuovi neuroni anche in età avanzata.
Riflettere sulla capacità di riflettere (intentio secunda, per i latini)
Non ho mai colto in cani e gatti quel tipico comportamento di chi rimugina: guardare nel vuoto cercando qualcosa dentro di sé, che in noi è spesso accompagnato da strani rituali: aggrottare le sopracciglia, accarezzarsi il mento... Quando rimuginiamo, secondo Chris Frith
, l’abilità non sta tanto nel manipolare mentalmente l'oggetto del pensiero, bensì nel prendere coscienza del come noi ce lo rappresentiamo. Tale caratteristica viene definita meta-rappresentazione e rivela quella struttura di dati che permette l'autoconsapevolezza.
Come fai a sapere che sei tu?
Così facendo, possiamo mettere a fuoco il qualia
'io': quel costrutto mentale investito di emozioni con cui ci identifichiamo, per la cui composizione la memoria è fondamentale.
Ami e poi non ami, ma sempre resti tu. Cambi idea e resti tu. Il tuo corpo pure, cambia, e resti sempre tu. Perché ti riconosci: il riconoscimento del proprio volto e di tutto ciò che ci identifica è permesso dalla memoria episodica (affettiva e personale) e costituisce quello che Damasio
chiama il Sè autobiografico.
Ciononostante, la memoria è labile; perciò l'io autobiografico è ugualmente soggetto a un impercettibile, continuo rimaneggiamento.
Stai lì e non ti muovere che non ho finito
Adesso guardati dentro. Trovi dentro di te una sostanza stabile che corrisponda all’io?
Certo. E se domani cambi idea, resti ancora tu? E se invece domani cambiassero i tuoi sentimenti? E quando dimentichi? Di ciò che sei dentro (ricordi, sentimenti, pensieri e fantasie) nulla permane immutabile nel corso della vita. Adesso piglia quello straccio di concetto metamorfico che ancora ti è rimasto incollato alla nozione di io: che fine fa per quelle sei ore tutte in cui fai la pennichella e non vivi e non sogni indi non sei?
Fa male, eh? Scotta non esistere, vero? Però non dare la colpa a me, ok? ;-)
Identità viandante
Il nostro io è l’illusione di se stesso: la sua vera essenza è erotica perché si tende tra il cielo e la terra, tra un futuro sognato e qualche mito passato. Se Prospero ha ragione e «noi siamo della materia di cui son fatti i sogni» (La tempesta IV, i, 158-160) allora possiamo rifugiarci in un sogno. «Hai mai fatto un sogno tanto reale da sembrarti vero? Se da un sogno così non dovessi più svegliarti come potresti distinguere il mondo dei sogni dalla realtà?» (Wachowski Brothers, The Matrix) Come Neo prendendo la pillola rossa, Alice attraversando lo specchio, Mia Farrow lo schermo della Rosa Purpurea del Cairo, anche tu entri nell’immaginario quando tramuti un sogno in delirio: «le malattie mentali constano per lo più di affezioni corrispondenti a un irruzione dell’inconscio, che viene a sommergere la coscienza»
Jung, Simboli della Trasformazione, Vol.5
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